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La dimensione della poesia fra memoria e contemporaneità

Posto che il tempo, e quindi anche lo spazio lo si misura sempre in termini di luce, la domanda che in qualche modo nasce dal- l'osservazione dei quadri di Silvia Casilli non può essere che questa:
a quale spazio e a quale tempo si riferiscono questi dipinti?
La risposta, si sa, a volte non è così immediata. E tuttavia non possiamo non considerare la materia oscura e indefinita sulla quale e dalla quale queste suggestioni prendono vita, ovvero il bitume e cioè quella materia oscura e indefinita originata milioni di anni fa dalla decomposizione delle foreste allagate e sedimentate nel terreno sotto forma di idrocarburi. Ed è sulle variazioni e sulle modulazioni di questa materia oscura e indeterminata che il lavoro di Silvia Casilli trova il proprio fondamento, tanto da potersi giustamente avvalere del titolo di opera d'arte contemporanea.
Vediamo perciò di comprendere il valore semantico di questo termine 'contemporaneo' per il quale identifichiamo il concetto di 'tempo condiviso'. L'opera di Silvia Casilli si avvale di questo prezioso apporto concettuale e ne testimonia la valenza. Potremmo chiederci secondo quali modalità espressive e comunicative questo processo si rende manifesto. Per poter contare su una risposta esauriente dobbiamo tuttavia fare un passo indietro nella storia dell'arte, e recuperare quella parte di memoria in virtù della quale - sul finire degli anni '70 e a seguito del crollo dei valori autosignificantidelle forme tali per cui una forma data a priori poteva e doveva comunicare unicamente a se stessa - il passo successivo fu quello di considerare le forme archetipe come un'ottima occasione per poterle poi leggerein un contesto ironico fino al punto da considerare quel nuovo atteggiamento rispetto all'arte degno di un appellativo come 'post moderno'.
Ora, dal momento in cui il termine 'post moderno' è stato coniato dal filosofo francese Jean Francois Lyotard ormai 30 anni fa e cioè nel 1979, è possibile pensare ancora in termini di post-modernità? Oppure dobbiamo pensare in termini di contemporaneità?
La mia opinione è che tutto si può dire dell'arte contemporanea, tranne identificarla come un'unica massa rientrante nel concetto di post modern. E' innegabile il fatto che all'interno dello scenario artistico contemporaneo esistano degli esempi d'arte post moderna, i quali non per niente trovano le basi concettuali del loro esistere sulla contrapposizione che li lega al contesto del razionalismo maturo; e tuttavia questo genere di opere risulta vincolato - tanto unicamente quanto volontariamente - al contesto rispetto al quale si contrappone.
Diverso è il caso di Silvia Casilli. I lavori di questa artista non hanno nulla a che vedere con l'ambito della post modernità, escono da questa gabbia concettuale per collocarsi piuttosto con decisione nel contesto della contemporaneità, e quindi di quella dimensione di conoscenza condivisa, comune, partecipata, rispetto alla quale il terreno concettuale di base assume tutti i contorni dello schermo nero, vuoto, inespressivo, dove ogni cosa - dalle scene raccapriccianti dell'esecuzione capitale di Saddam Hussein fino alla pubblicità di una marca di biscotti - finisce con l'assumere lo stesso identico peso proprio perché inserita in un contesto mediale dove realtà e finzione finiscono per confondersi, per annullarsi.
Questo è l'ambito nel quale si collocano queste opere. Un contesto scuro, vuoto, privo di forma e identificato dalla materia rispetto alla quale queste opere d'arte generanoluce, ovvero il bitume. Da questo contesto nero ed informe - metafora perfetta della condizione della contemporaneità proprio perché specchio della crisi mondiale rispetto alla quale tutti gli uomini si trovano a condividere la dimensione più comprensibile ovvero l'assenza di prospettive, - Silvia Casilli estrae forme e colori i quali si collocano in un ambito di perfetto bilanciamento fra astrazione e figurazione tanto da giungere al risultato più alto cui un artista può mirare ovvero quello di suggerire una forma di ricreazione. Giustamente il filosofo tedesco Martin Heidegger riconosceva il valore della poesia come il carattere maggiormente identificativo dell'opera d'arte. Se Martin Heidegger avesse avuto l'occasione di conoscere l'opera di Silvia probabilmente uno dei suoi dipinti avrebbe finito con l'arredare il suo salotto.

Enrico Napoli (19 dicembre 2008)
 
Silvia Casilli
Old Town Hall, Londra dal 16 al 18 febbraio 2012. Sarò presente con alcuni lavori di fotografia astratta realizzati recentemente in Finlandia
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Paesaggio mistico

paesaggiomistico3_rassegnastampaEsiste un’arte della profondità che sembra arrestare i confini dell’universo e della conoscenza, nutrirsi della meditazione dei pittori e tradurre gli intimi accordi che risuonano dentro di loro con una strana forza. È il linguaggio attraverso cui si esprimono, mediante l’alfabeto delle forme, la potenza dei sogni, la magia del passato, gli incantesimi del cuore.
(Hokusai, Henry Focillon)


An art of deepness exists that seems to halt  the boundaries of universe and knowledge, to nourish through meditation of painters and to translate the intimate keys that sound inside of them with a strange power. This is the language through which  - by means of the alphabet of forms – the power of dreams, the magic of past and the enchantment of the heart do express. (Hokusai, Henry Focillon)